Archimede.

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Soprattutto un matematico , tale si riteneva.
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Testo: Archimede.
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Archimede

La Vita

Sappiamo che Archimede morì nel 212 A.C. E, da fonti attendibili che all'epoca aveva 75 anni: ne consegue che la sua data di nascita si colloca nel 287 A.C.

Dalla stessa fonte sappiamo che era figlio di Fidia di professione astronomo, benestante e imparentato con il sovrano di Siracusa Gerone. Da ragazzo, vista la professione del padre, dovrebbe aver preso dimestichezza con l'astronomia, fatto questo confermato dalla sua realizzazione di almeno due planetari in età più tarda.

Al compimento del quattordicesimo anno dovrebbe aver frequentato il ginnasio e come si usava allora in Magna Grecia, ricevuto un educazione sia militare che teorica cioè scientifico-letteraria. Nel contempo Gerone consolida il suo potere sbarazzandosi delle infide truppe mercenarie grazie ad un esercito composto da volontari cittadini siracusani.

Non molti anni prima alla morte di Alessandro Magno l'Egitto era toccato in sorte nella spartizione che ne seguì, al suo generale Tolomeo. L'opera più importante di questi fu la creazione della biblioteca d'Alessandria che arrivò a custodire più di 500.000 rotoli di papiro che corrispondono a circa 50.000 dei nostri libri; all'epoca era la più grande al mondo ed accorrevano studiosi da ogni parte per consultare ogni scibile conosciuto.

Il direttore della biblioteca era il matematico Eratostene da Cirene che per primo misurò la circonferenza terrestre.

fra il 260 ed il 240A.C abbiamo un probabile viaggio di Archimede in Egitto dove ebbe modo di confrontarsi con i massimi sapienti dell'epoca, di conoscere il matematico Conone col quale sarebbe poi sempre rimasto in corrispondenza e ultimo ma non ultimo di perfezionare la coclea o vite di Archimede con la quale fra le altre cose avrebbe a suo tempo svuotato la centina dell'enorme nave Syracosia costruita sotto la sua supervisione e che sarebbe stata inviata in dono a Tolomeo III nel 238 A.C.

La nave Siracusya progettata da Archimede era un portento per i suoi tempi. Era lunga più di 100 metri e basti pensare che l’ammiraglia inglese della battaglia di Trafalgar era lunga 70 metri.Aveva due alte torri una per lato, scuderie per i cavalli, alloggi per l’equipaggio e molto altro. Ma la cosa più incredibile fu il varo. Gerone III, tiranno di Siracusa, era convinto che avrebbe dovuto fornire più di mille uomini per questa fase finale, ma grazie al genio di Archimede con una decina di uomini alla manovra e un sistema di piani inclinati, leve, argani, carrucole, paranchi, pulegge, la nave scivolò a mare dolcemente dal bacino di carenaggio, fra lo stupore di tutti gli astanti.

Il primo principio di Archimede

Archimede non si lavava molto spesso, semplicemente non se ne ricordava immerso com’era nei suoi studi, così i servi di tanto in tanto lo trascinavano a forza nella vasca e lo strigliavano per bene. Una di queste volte, egli si accorse

che l’acqua traboccava dalla vasca fino a raggiungere un livello di equilibrio, in un attimo formulò il primo principio dell’idrodinamica: un corpo immerso in un liquido riceve una spinta verso l’alto pari al volume del liquido spostato. Pare che entusiasta per la scoperta si mise a correre nudo per le strade di Siracusa urlando “Eureka” (ho trovato) tanto che i siracusani lo presero per pazzo.

La coclea, la leva, la bilancia.

Inventò la coclea o vite senza fine detta poi la vite di Archimede, studiò le potenzialità della leva tanto che ebbe a dire ”datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo”, e studiò il funzionamento della bilancia.

Il planetario

Realizzò poi due planetari; nel ‘900 presso l’isola di Anticytera, nel relitto di una nave, venne scoperto un piccolo ma completo calcolatore astronomico, datato al carbonio 200 anni dopo la sua morte. Da studi fu chiaro che funzionava sugli stessi principi del suo planetario tanto da far ascrivere il suo funzionamento all’ingegno del nostro.

La matematica di Archimede

Ma il nostro disdegnava i suoi risultati di ingegneria e di fisica, che considerava arti minori e si appassionava soprattutto alla matematica. Dopo aver scoperto un’approssimazione del pi greco arrivò a calcolare il volume della sfera e del cilindro e tanti altri risultati in gran parte per nostra sfortuna andati persi.

L’assedio

214-212 A.C., l'isola di Ortigia, stava a guardia del territorio di Siracusa. Assediata dalle triremi della flotta del console Marcello la città resisteva egregiamente da oltre 2 anni. Archimede era l'artefice di questa lunga resistenza e aveva concentrato sull'isola quasi tutte le sue macchine da guerra.

C'era l'artiglio, una lunga leva che terminava appunto con un artiglio che sollevava le navi romane e le lasciava ricadere in mare a sfasciarsi con gran fragore; c’erano le catapulte che con precisione inusitata lanciavano palle ricoperte di pece e fiammeggianti incendiando le navi assedianti; qualcuno parla anche di specchi ustori ma questo non è certo.

Il matematico-fisico-ingegnere Archimede dirigeva le operazioni di difesa e il console Marcello si rodeva il fegato. Ma le forze navali di Roma venivano continuamente rinnovate e la città stremata si ritrovò attaccata anche da terra. I rinforzi Cartaginesi con cui la città era alleata non arrivarono e alla fine i romani penetrarono nella città dandosi al saccheggio e passando gli abitanti a fil di spada.

Imperturbabile Archimede stava sulla spiaggia a tracciare con uno stecco le linee del suo ultimo teorema. Marcello aveva dato ordine di catturarlo vivo, nel caso sarebbe stato molto utile a Roma come ingegnere militare Un soldato romano si avvicinò e lo apostrofò, ma lui era immerso nei suoi calcoli e non rispose, allora il soldato si avvicinò e lo chiamò ancora .Quasi scocciato il nostro finalmente rispose: lasciami finire il mio teorema ora non ho tempo di venire con te.

Contrariato il milite lo uccise con unfendente della sua daga. Si dice e a ragione, che l’unico contibuto romano nel campo della matematica sia stato l’uccisione di ARCHIMEDE, il genio di Siracusa.

Archimede. testo di Fringuello
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